Questa categoria raccoglie i casi in cui una persona manifesta caratteristiche riconducibili a un disturbo dell’alimentazione. A differenza dei Disturbi della nutrizione o dell’alimentazione con altra specificazione qui il clinico non specifica il motivo per cui i criteri non sono pienamente soddisfatti. Questa situazione si verifica spesso in assenza di informazioni diagnostiche complete, come accade in pronto soccorso o durante indagini di screening preliminari.
Nella pratica clinica si incontrano persone con caratteristiche appartenenti all’ambito dei disturbi alimentari, ma non riconducibili alle diagnosi ufficialmente riconosciute. Un esempio significativo è l’Ortoressia Nervosa, caratterizzata da una preoccupazione ossessiva per il mangiare sano, finalizzata alla salvaguardia della salute fisica e non al desiderio di magrezza. Tale comportamento segue regole autoimposte, spesso prive di base scientifica, che possono compromettere gravemente la salute fisica, psicologica e la vita sociale. L’ortoressia, pur non riconosciuta ufficialmente come patologia, può avere conseguenze gravissime, fino al decesso, come dimostrano alcuni casi di bambini gravemente malnutriti a causa di diete estremamente rigide imposte dai genitori.
Sempre più pazienti presentano comportamenti alimentari e modalità di pensiero ortoressici, che possono:
- Precedere lo sviluppo di un disturbo alimentare maggiore, come l’Anoressia Nervosa.
- Essere una caratteristica di un DA.
- Manifestarsi con tale intensità e pervasività da costituire una patologia autonoma.
Tutti i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DN&A) condividono un’alterazione persistente dei comportamenti alimentari che determina un impatto significativo sulla salute fisica e mentale e sul funzionamento sociale.
Nei DN&A caratterizzati da una valutazione eccessiva di cibo, peso e aspetto e dal bisogno di averne il controllo (come Anoressia e Bulimia Nervosa), l’elemento comune è un pensiero ossessivo verso questi temi che porta a comportamenti di restrizione alimentare persistenti, perseguiti con atteggiamento rigido e perfezionistico, secondo regole autoimposte, che possono essere seguiti, in caso di trasgressione, da:
- Condotte impulsive e disregolate, come abbuffate oggettive (assunzione di grandi quantità di cibo in poco tempo), che lasciano un devastante senso di fallimento.
- Comportamenti di compenso (attività fisica intensa, digiuni, vomito, abuso di lassativi/diuretici/clisteri), messi in atto con frequenza variabile per contrastare il senso di colpa.
Un altro aspetto centrale di queste patologie è l’utilizzo del cibo per regolare le emozioni:
- La restrizione alimentare può essere usata per aumentare il senso di controllo e di autoefficacia.
- Le abbuffate, invece, sono spesso un tentativo di ridurre l’attivazione emotiva o sedare emozioni intense.
Tuttavia, il sollievo immediato dato dall’abbuffata è seguito da un senso di fallimento e colpa, che alimenta un circolo vizioso di restrizione, abbuffate e condotte di compenso. Questo meccanismo di automantenimento rappresenta uno degli aspetti più pericolosi e debilitanti dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.