I disturbi d’ansia e dell’umore sono disturbi psichici molto diffusi, tra i più comuni nella popolazione generale. La sofferenza che provocano rischia di compromettere il funzionamento lavorativo, sociale e familiare dell’individuo che ne soffre.
Disturbi d’ansia e disturbi dell’umore
Disturbi d'ansia
I disturbi d’ansia sono un insieme di disturbi che condividono tra loro un’eccessiva paura o ansia che determina una serie di problematiche e sofferenza nella persona portandola ad avere comportamenti disfunzionali per mitigare la minaccia stessa. L’ansia e la paura non sono di per sé manifestazioni patologiche, anzi sono emozioni che tutti proviamo e sono necessarie per il normale sviluppo psicologico della persona. Di per sé quindi queste emozioni sono fondamentali per l’essere umano, ma diventano un problema quando sono troppo intense, si manifestano troppo spesso, quando hanno una durata troppo lunga, o quando non permettono alla persona di affrontare la quotidianità.
Ci sono diverse tipologie di disturbi d’ansia e tra i più comuni troviamo:
- Disturbo d’ansia generalizzata: caratterizzato da stati di ansia costanti che riguardano diversi ambiti di vita
- Fobia specifica: caratterizzata da ansia rivolta a qualcosa che la persona riconosce non essere una reale minaccia, ma nonostante ciò continua a essere molto intensa e invalidante (es. paura degli insetti)
- Disturbo d’ansia sociale: caratterizzato da paura e ansia marcate relative a una o più situazioni sociali in cui l’individuo teme di ricevere un giudizio negativo (o anche positivo!). Questo comporta che la persona nelle situazioni sociali fa molta fatica e/o tende a evitarle
- Disturbo di panico: caratterizzato dalla presenza di attacchi di panico. L’attacco di panico è caratterizzato da improvvisa paura e disagio molto intensi e che raggiungono il picco in pochi minuti senza che ci sia un pericolo reale
- Ipocondria: caratterizzata da una forte preoccupazione di avere/contrarre una grave malattia nonostante i sintomi siano totalmente assenti o lievi. Questo porta la persona a fare eccessivi controlli sulla propria salute o, all’estremo opposto, a evitare il più possibile l’assistenza medica
Disturbi dell'umore
I disturbi dell’umore influenzano la sfera emotiva, cognitiva e comportamentale della persona e determinano un’alterazione disfunzionale e duratura del tono dell’umore.
A tutti è capitato di sentirci giù, tristi o demoralizzati: sono emozioni comuni che nel corso della vita a tutti capita di provare, in particolare in risposta a determinati eventi come esperienze dolorose, lutti, perdite. Provare tristezza è normale e fa parte della vita. Quando però queste emozioni diventano troppo intense, con una lunga durata e ostacolano la propria vita quotidiana, è importante prendersene cura chiedendo aiuto.
La categoria dei disturbi dell’umore comprende diversi disturbi che si accomunano per l’alterazione per l’appunto del tono dell’umore. Il DSM-5 ha distinto le varie patologie dei disturbi dell’umore in due macro-categorie: disturbi depressivi e disturbi bipolari.
La categoria dei disturbi dell’umore depressivi, definita anche come disturbi unipolari proprio perché i sintomi sono caratterizzati solo da una polarità ovvero quella depressiva, si caratterizza per la presenza di periodi di tristezza, perdita di interesse, bassa autostima, perdita di energie per settimane o mesi. Più specificatamente, in questa categoria troviamo i seguenti disturbi:
- Disturbo Depressivo Maggiore: si caratterizza per umore depresso per la maggior parte del giorno, disturbi del sonno, perdita di interesse per attività precedentemente considerate piacevoli, sensazione di mancanza di energie, perdita di peso e/o alterazioni dell’appetito, pensieri di morte e/o ideazioni suicidaria/tentativi di suicidio
- Disturbo da Disregolazione dell’Umore Dirompente: caratterizzato da irritabilità, aggressività e scatti d’ira frequenti ed è diagnosticabile fino al diciottesimo anno di età
- Disturbo Depressivo Persistente: caratterizzato da umore depresso cronico, di durata di almeno 2 anni, con possibili fasi di umore nella norma ma che non durano nel tempo
- Disturbo Disforico Premestruale: caratterizzato da almeno cinque sintomi riguardanti il tono dell’umore nella fase premestruale come labilità emotiva, irritabilità, umore basso, ansia marcata, perdita di interesse per attività precedentemente considerate piacevoli, sensazione di non aver controllo sulla propria vita e di non aver energie, alterazioni dell’appetito.
La categoria dei disturbi bipolari, è caratterizzata invece dall’alternanza di episodi depressivi con altri episodi con tono maniacale o ipomaniacale. Per mania si intende uno stato di euforia, di elevata energia o irrequietezza che si manifesta attraverso il comportamento, il pensiero e l’eloquio della persona e si distingue dall’ipomania per la durata e l’intensità dei sintomi. Più specificatamente, in questa categoria troviamo:
- Disturbo Bipolare I: caratterizzato da episodi maniacali, ipomaniacali e depressivi
- Disturbo Bipolare II: caratterizzato da almeno un presente o passato episodio ipomaniacale e da almeno un presente o passato episodio depressivo maggiore
- Disturbo Ciclotimico: caratterizzato dall’alternanza di lievi episodi ipomaniacali e depressivi
- Disturbo Bipolare indotto da Sostanze: caratterizzato da alterazione del tono dell’umore
Domande e risposte
Risposte da parte dei nostri professionisti alle domande più comuni
Come faccio a capire se ho un disturbo dell’alimentazione?
I campanelli d’allarme possono essere un’aumentata attenzione al proprio peso e
all’alimentazione, un cambiamento delle proprie abitudini alimentari o una crescente
attenzione alle calorie assunte. Anche il progressivo evitamento di situazioni sociali in cui è presente il cibo, come le uscite con i coetanei o i ritrovi familiari.
Sul piano fisico si possono osservare variazioni di peso, irregolarità mestruali o malessere
(svenimenti, mal di stomaco e mal di pancia frequenti, difficoltà a concentrarsi, ecc.).
Possono esserci anche cambiamenti nel carattere come aumentata irritabilità, isolamento, mancanza di desideri e di interessi.
Cosa posso fare se penso di avere un disturbo dell’alimentazione?
Se ti sembra di riconoscere dei campanelli d’allarme per un Disturbo dell’alimentazione, rivolgiti al tuo medico di fiducia perché ti indirizzi a figure specializzate nel trattamento di queste problematiche (psicologo, dietista/nutrizionista, psichiatra) che a loro volta possano approfondire la tua situazione ed eventualmente proporti un trattamento adeguato come quello multidisciplinare. Se sei più giovane, parlane con un adulto di riferimento, una persona di cui ti fidi come potrebbe essere un genitore o un altro parente, un allenatore, un insegnante.
Si può guarire da un disturbo dell’alimentazione?
Certo: è possibile guarire da un Disturbo dell’Alimentazione. Fondamentali sono la diagnosi precoce e un intervento specializzato e multidisciplinare immediato.
Un ragazzo o un uomo possono soffrire di un disturbo dell’alimentazione?
Si, seppure i casi nelle persone di sesso maschile siano meno frequenti di quelli nel sesso femminile. I dati epidemiologici nazionali dell’Istituto Superiore di Sanità hanno rilevato che il 90% dei casi di DN&A è rappresentato da pazienti donne e solo il 10% da maschi. Si ipotizza che i casi nel sesso maschile siano meno riconosciuti per una serie di motivi. Innanzitutto, i DN&A sono considerati patologie che colpiscono le persone di sesso femminile e quindi è più difficile sia che i “maschi” che ne soffrono riconoscano la loro sofferenza sia che i medici li diagnostichino correttamente. Sembra poi che i soggetti di sesso maschile abbiano una certa difficoltà a chiedere aiuto per motivazioni “culturali”.
Se penso che una persona che mi è cara abbia un Disturbo dell’alimentazione, cosa posso fare?
Tante volte con il fine di aiutare chi ci sta vicino otteniamo l’effetto contrario. I disturbi dell’Alimentazione per la loro natura egosintonica richiedono un approccio specifico. Questo significa che i comportamenti e i modi di pensare della persona “malata”, che preoccupano tanto gli altri, sono in realtà desiderati dalla persona che li manifesta: ad es. la perdita di peso sempre più grave preoccupa i familiari mentre è desiderata dal paziente.
Se pensi che qualcuno vicino a te stia passando un periodo di difficoltà con il cibo/il suo corpo/il suo peso, considera di richiedere una consulenza specialistica per farti aiutare nella gestione della quotidianità e nel costruire un percorso che porti la persona a farsi curare.
Qual è la differenza tra psicologo, psichiatra e psicoterapeuta?
Lo Psicologo è un laureato in psicologia che può dare supporto alla sofferenza, ma non può fare psicoterapia (terapia che utilizza tecniche psicologiche di vario tipo) per la quale è necessaria una specializzazione specifica. Non può prescrivere farmaci
Lo Psichiatra è un medico che dopo aver acquisito la Laurea in Medicina e Chirurgia consegue la specializzazione in Psichiatria; lo psichiatra può essere anche psicoterapeuta ma deve fare una scuola di psicoterapia. Lo psichiatra, essendo un medico, può prescrivere farmaci.
Lo Psicoterapeuta è uno specialista che dopo la Laurea in Psicologia o in Medicina e Chirurgia svolge un percorso presso una scuola la specializzazione in Psicoterapia. Lo psicoterapeuta non può prescrivere farmaci a meno che non sia laureato in Medicina e Chirurgia.
Qual è la differenza tra Dietista, Dietologo o Specialista in Scienza dell’alimentazione e Nutrizionista?
Il Dietista è il professionista sanitario competente per tutte le attività finalizzate alla corretta applicazione dell’alimentazione e della nutrizione, opera diete prescritte in ambito di nutrizione clinica e può lavorare autonomamente in soggetti sani. Alla laurea può conseguire un ambito specifico di specializzazione.
Il Dietologo o Specialista in Scienza dell’Alimentazione è un medico con laurea in Medicina e Chirurgia che ha successivamente conseguito la specializzazione quadriennale in Scienze dell’Alimentazione. Fra i professionisti della Nutrizione è l’unico le cui competenze specifiche prevedono la diagnosi di patologia e la prescrizione di esami diagnostici, dietoterapia, farmaci.
Il termine “Nutrizionista” non identifica dal punto di vista legale nessun professionista, alcune volte viene utilizzato come abbreviazione del “Biologo Nutrizionista”, che invece è una figura professionale con laurea in Biologia e iscrizione all’Albo dei Biologi. Questa qualifica non sempre corrisponde a una formazione accademica specifica nel campo della Nutrizione Umana e soprattutto non prevede la conoscenza del lavoro con gli esseri umani.
Cosa dire o fare quando nostro figlio/a è in difficoltà a tavola?
Per chi soffre di un Disturbo dell’alimentazione il pasto è il momento più carico di ansia e tensione della giornata in cui si intensificano ancora di più tutte le preoccupazioni su cibo/peso/aspetto. Anche per i familiari il pasto rischia di diventare un vero e proprio incubo che tutti vorrebbero evitare.
Se vi sembra che un vostro caro abbia difficoltà a tavola evitate di ingaggiare lotte o discussioni perché mangi. Piuttosto cercate di non drammatizzare, ma di capire quali difficoltà ha parlandone fuori dal pasto. Cercate poi di manifestare la vostra preoccupazione e la necessità/opportunità di rivolgersi a un esperto per farsi aiutare con questa difficoltà.
Se invece il vostro caro è già seguito da un team di esperti, il vostro ruolo in quel momento è di essere una presenza ferma e rassicurante che dona forza e fiducia rispetto la possibilità di affrontare gli obiettivi nutrizionali stabiliti dal percorso di cura. Può essere d’aiuto instaurare un dialogo piacevole per distogliere dai pensieri disfunzionali sul cibo e alleggerire il momento, evitando di parlare di cibo. Cercate di non cadere nelle richieste di rassicurazione della malattia (“mamma mi prometti che non ingrasserò se mangerò questo piatto?”).
A chi posso rivolgermi se sento che le giornate non hanno più senso e tutto è diventato troppo difficile?
Puoi rivolgerti a un professionista (psichiatra, psicoterapeuta) che può aiutarti a comprendere le ragioni di queste emozioni e delineare il percorso di cura più adatto a te.
Vanno dallo psichiatra solo i matti?
Questo è un pregiudizio che spesso impedisce alle persone di chiedere aiuto quando hanno una sofferenza psicologica. Si associa, infatti, alla “follia” un problema mentale, con le proprie emozioni e nelle relazioni con gli altri. I problemi mentali sono malattie vere e proprie che necessitano una corretta diagnosi e un’adeguata terapia. Lo psichiatra, come lo psicologo-psicoterapeuta, si occupa della sofferenza psicologica in tutte le sue forme e non necessariamente prescrive farmaci per curarla.
Come capisco che il percorso di cura per un disturbo dell’alimentazione è efficace?
Trattare i disturbi dell’alimentazione è molto complesso, necessita équipe multidisciplinari (es. medico psichiatra/internista/nutrizionista, dietista, psicoterapeuta) esperte nel trattamento di queste patologie e un percorso lungo che può durare anche anni.
Affidarsi a un solo specialista può portare al fallimento della terapia e alla perdita di tempo prezioso. Dopo 6 mesi senza alcun risultato è importante chiedere informazioni sul percorso di cura e sulle prospettive di cambiamento. Fondamentale è però collaborare con gli specialisti per cercare di non agire in modo contrapposto e quindi vanificare la cura.
Negli adolescenti è poi essenziale fare incontri familiari perché in questi pazienti è ancor più evidente il contributo della famiglia alla risoluzione della patologia.
Come faccio a capire se ho un disturbo dell’alimentazione?
I campanelli d’allarme possono essere un’aumentata attenzione al proprio peso e all’alimentazione, un cambiamento delle proprie abitudini alimentari o una crescente attenzione alle calorie assunte. Anche il progressivo evitamento di situazioni sociali in cui è presente il cibo, come le uscite con i coetanei o i ritrovi familiari.
Sul piano fisico si possono osservare variazioni di peso, irregolarità mestruali o malessere (svenimenti, mal di stomaco e mal di pancia frequenti, difficoltà a concentrarsi, ecc.).
Possono esserci anche cambiamenti nel carattere come aumentata irritabilità, isolamento, mancanza di desideri e di interessi.
Vuoi ricevere maggiori informazioni?
Compila il form con i dati richiesti e lasciaci un breve messaggio. Ti ricontatteremo il prima possibile per indirizzarti allo specialista più adeguato o a quello che hai scelto.