Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DN&A) o Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)

Sono patologie caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e le forme corporee; hanno ricadute in ambito fisico, psichico e sociale. Sono disturbi psichiatrici, quindi implicano un modo di pensare «patologico» e pertanto difficile da comprendere da chi non ne è affetto.

Si manifestano con comportamenti e pensieri connessi a cibo/peso/aspetto e il loro controllo, ma il vero problema non è il cibo e/o il peso.

Tra i comportamenti e gli atteggiamenti tipici di questi disturbi troviamo:

  • Riduzione delle quantità di cibo assunta e/o assunzione di gradi quantità di cibo indipendentemente dalla fame percepita;
  • Digiuno o saltare i pasti;
  • Comportamenti per compensare l’effetto dell’assunzione di cibo (es. vomito autoindotto, uso di lassativi e/o diuretici, attività fisica eccessiva).

Le persone che ne soffrono generalmente presentano un’importante insoddisfazione per la propria immagine corporea che condiziona eccessivamente la valutazione personale. Spesso non riconoscono la loro malattia e frequentemente la nascondono agli altri giustificando il loro comportamento alimentare con motivazioni fisiche (ho mal di stomaco, ho mal di pancia) o di altro tipo (non ho fame, ho già mangiato, non mi piace,..).

Queste malattie insorgono prevalentemente durante l’adolescenza e la prima età adulta nel sesso femminile, ma si ritrovano sempre più casi anche in età infantile e in età avanzata e tra soggetti di sesso maschile o appartenenti alle minoranze LGBTQI+.

Con la pandemia COVID-19 e il lockdown sembra ci sia stato un incremento del 30% dell’incidenza soprattutto nelle età più giovani. L’incertezza del futuro, la mancanza di contatti sociali, la paura del contagio e della morte dei propri cari hanno aumentato il senso di precarietà e di solitudine con vissuti di ansia, impotenza e depressione gestiti con la sintomatologia alimentare.

 

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Essendo caratterizzate da comportamenti riguardanti l’alimentazione e quindi il peso hanno notevoli conseguenze sul piano fisico (malnutrizione per difetto e per eccesso, complicanze a livello di tutti gli organi e gli apparati), su quello psicologico (es. ansia, depressione) e sociale (isolamento, difficoltà a mantenere relazioni stabili, difficoltà scolastiche e/o lavorative).

​​Le complicanze sul piano fisico dipendono da:

  • Riduzione delle quantità di cibo assunta e/o assunzione di gradi quantità di cibo indipendentemente dalla fame percepita;
  • Entità e rapidità della perdita di peso o dell’aumento di peso
  • Mezzi usati per ottenere la perdita di peso: restrizione alimentare, metodi di compenso (vomito autoindotto, lassativi, enteroclismi, diuretici, pillole dimagranti, attività fisica strenua)
  • Riguardano tutti gli organi e apparati dell’organismo

Solitamente sono reversibili con il ripristino di un peso corporeo salutare, di una corretta alimentazione e di uno stile di vita sano e l’abbandono delle pratiche purgative.

Patologie

I DN&A/DCA sono considerate patologie psichiatriche e per questo vengono diagnosticate e denominate secondo il Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali (DSM5-TR, APA 2022)1,2 nel seguente modo:

Anoressia Nervosa (AN)

Le persone che ne sono affette riducono l’assunzione di cibo rispetto a quanto loro necessario in modo da raggiungere e/o mantenere un peso corporeo significativamente basso in rapporto all’età, al sesso, alla traiettoria evolutiva e allo stato di salute fisica.

La forma del corpo e il peso sono vissuti in modo alterato e chi soffre di AN in genere è molto spaventato all’idea di aumentare di peso e diventare grasso, non è consapevole della gravità delle sue condizioni di salute e le sue percezioni su peso e aspetto influenzano negativamente la sua autostima.

Esistono due sottotipi:
  • AN di tipo restrittivo (ANR): le modalità adottate per perdere peso e/o mantenere un basso peso sono la restrizione alimentare quantitativa e/o qualitativa, il digiuno, l’esercizio fisico eccessivo.
  • AN di tipo bulimico-purgativo (ANBP): oltre ai comportamenti restrittivi (vedi sopra) la persona può anche manifestare episodi di perdita di controllo sul cibo in cui mangia grandi quantità di cibo (abbuffata) e ricorrere a condotte di eliminazione (vomito autoindotto, abuso di lassativi e/o diuretici e/o enteroclismi).

Dal punto di vista clinico-nutrizionale, l’anoressia nervosa è caratterizzata da una importante riduzione dell’introito alimentare (sia di energia, sia di singoli nutrienti), da una significativa perdita di massa grassa e/o massa magra, da un rilevante peggioramento delle funzioni della vita quotidiana (in particolare per quanto riguarda l’interazione sociale, scolastica o lavorativa) e, di conseguenza, da un notevole peggioramento della qualità di vita.

Sono pertanto possibili conseguenze sul piano organico (amenorrea, riduzione della densità minerale ossea, alterazioni cardiache, endocrinologiche, epatiche o renali).

SINTOMI SEGNI
  • Perdita di peso
  • Amenorrea (assenza del ciclo mestruale)
  • Irritabilità
  • Ansia
  • Disturbi del sonno
  • Facile affaticabilità
  • Astenia (stanchezza persistente)
  • Cefalea
  • Vertigini
  • Sensazioni di svenimento
  • Stipsi
  • Dolore addominale diffuso
  • Sensazione di “pienezza”
  • Poliuria (urinare molto frequentemente)
  • Intolleranza al freddo
  • Negazione della malattia
  • Emaciazione (Segni visibili di malnutrizione)
  • Iperattività (muoversi/stare in piedi in modo eccessivo)
  • Bradicardia (Battito cardiaco rallentato)
  • Ipotensione arteriosa (Pressione arteriosa bassa)
  • Bassa temperatura corporea
  • Pelle secca
  • Fragilità di capelli e unghie
  • Perdita di capelli
  • Cute giallo-arancio (palmo mani e pianta piedi)
  • Lanugo (Fine peluria diffusa sul corpo)
  • Acrocianosi (Mani e piedi violacei)
  • Edema (gonfiore) a occhi, anche, arti inferiori
  • Erosioni dentali e sialoadenosi (aumento del volume delle ghiandole salivari) da vomito

Bulimia Nervosa (BN)

È caratterizzata da ricorrenti episodi di abbuffata (almeno uno la settimana, per un periodo di almeno 3 mesi) in cui la persona che ne è affetta mangia una quantità di cibo considerevolmente grande in un lasso di tempo molto breve (per es. un periodo di due ore) con la sensazione di perdere il controllo. A seguito di queste abbuffate la persona si sente estremamente in colpa, a disagio e ricorre a condotte compensatorie (vomito autoindotto, uso/abuso di lassativi e/o diuretici e/o di farmaci dimagranti, esercizio fisico eccessivo) con l’obiettivo specifico di controllare l’aumento di peso. L’autostima di chi ne soffre è notevolmente influenzata dal suo peso corporeo e dalla sua forma fisica.

Dal punto di vista clinico-nutrizionale, la bulimia nervosa è contraddistinta da alterazioni idro-elettrolitiche (di acqua e sali minerali, sono particolarmente pericolose le carenze di potassio), da danni a carico delle prime porzioni dell’apparato digerente e dei denti, da alterazioni cardiache, endocrinologiche, epatiche, renali. Il peso, tendenzialmente normale, può comunque presentare alterazioni del rapporto massa grassa/massa magra perché l’alimentazione di queste persone può essere comunque carente di alcuni alimenti e quindi sono malnutrite.

SINTOMI

SEGNI

  • Irregolarità mestruali
  • Epigastralgie (dolore allo stomaco)
  • Dolore addominale diffuso
  • Gonfiore addominale
  • Apatia (mancanza di interesse per le cose)
  • Astenia (stanchezza costante)
  • Cefalea
  • Stipsi o diarrea
  • Edema (gonfiore) agli arti superiori ed inferiori
  • Faringodinia (mal di gola) frequente
  • Depressione
  • Guance gonfie
  • Mal di denti
  • Edema (gonfiore) a occhi, anche, arti inferiori
  • Erosioni dello smalto dei denti
  • Lesioni periodontali (alle gengive)
  • Carie dentali
  • Sialoadenosi (aumento del volume delle ghiandole salivari)
  • Segno di Russell (calli sul dorso delle mani dovuti all’indursi il vomito)
  • Petecchie (piccole lesioni di colore rosso dovute allo sforzo per indursi il vomito)
  • Irritazione periorale (intorno alla bocca)
  • Ulcere buccali
  • Ematemesi (vomito di sangue)
  • Gonfiore addominale

Disturbo da binge-eating (BED)

Conosciuto in ambito clinico da molti anni e definito precedentemente Disturbo da Alimentazione Incontrollata (DAI), è entrato solo recentemente tra le categorie diagnostiche ufficiali dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione del DSM ed è spesso associato alla presenza di obesità anche se nei criteri diagnostici non c’è alcun riferimento al peso.

Chi soffre di questa patologia presenta ricorrenti episodi di abbuffata (in media almeno 1 volta la settimana per un periodo di almeno 3 mesi) durante i quali assume notevoli quantità di cibo in un limitato periodo di tempo con la sensazione di stare perdendo il controllo sul proprio comportamento alimentare. Solitamente le abbuffate non sono seguite, se non sporadicamente, da comportamenti compensatori come il vomito autoindotto o l’uso/abuso di lassativi e/o diuretici o la restrizione alimentare. La persona sperimenta intenso disagio e vergogna per le abbuffate, pertanto le compie in solitudine e spesso dopo prova molto disgusto verso se stesso oppure sentimenti di depressione, ansia o senso di colpa.

Dal punto di vista clinico-nutrizionale, il BED si associa spesso a un Indice di Massa Corporea (IMC) corrispondente al sovrappeso/obesità ed è caratterizzato da un significativo aumento della massa grassa. Tale aumento rappresenta un fattore di rischio per numerose altre patologie: diabete di tipo 2, ipertensione arteriosa, dislipidemie, malattie cardiovascolari e osteoarticolari, alterazioni della funzione epatica.

L’obesità comporta, inoltre, un significativo peggioramento delle funzioni della vita quotidiana (es. vestirsi, lavarsi, camminare) e un notevole conseguente peggioramento della qualità di vita. A ciò si aggiungono le conseguenze delle crisi bulimiche che possono essere danni a carico delle prime porzioni dell’apparato digerente, alterazioni a carico del cuore, del fegato, dei reni e del sistema endocrino.

Disturbo Evitante/Restrittivo dell’assunzione di cibo (ARFID)

L’ARFID è caratterizzato da evitamento o restrizione dell’assunzione di cibo, con un’incapacità clinicamente significativa di soddisfare i requisiti nutrizionali ed energetici necessari.

In passato, l’ARFID era associato principalmente a bambini con selettività alimentare rigida (spesso legata a motivi come colore, consistenza o paura di soffocare). Tuttavia, il DSM-5 e il DSM-5-TR hanno ampliato questa diagnosi, riconoscendo che:

  • Può manifestarsi in bambini, adolescenti e adulti.
  • Non è associato a desiderio di magrezza, paura di ingrassare o preoccupazione per l’immagine corporea (distinguendosi dall’Anoressia Nervosa – AN).

I comportamenti di restrizione/evitamento alimentare possono causare:

  1. Problemi psicologici e sociali: difficoltà a mangiare fuori casa o senza il proprio cibo.
  2. Problemi fisici: insufficienza energetica o nutrizionale.

A differenza dell’AN circa il 30% dei pazienti ARFID sono maschi, tendono a mantenere un peso basso, ma non critico come nell’AN, l’insorgenza è spesso precoce, con restrizione alimentare iniziata nell’infanzia.

Il comportamento evitante/restrittivo si associa a uno o più dei seguenti effetti:

  1. Perdita di peso significativa o mancata crescita staturo-ponderale (nei bambini).
  2. Deficit nutrizionali marcati.
  3. Dipendenza da alimentazione enterale o supplementi nutrizionali orali.
  4. Interferenza con il funzionamento psicosociale (ad esempio, difficoltà nei contesti sociali).

Il DSM-5 e il DSM-5-TR identificano tre principali presentazioni dell’ARFID, che possono coesistere contemporaneamente nello stesso individuo:

  1. Apparente mancanza di interesse per il cibo.
  2. Evitamento basato sulle caratteristiche sensoriali del cibo (es. consistenza, odore).
  3. Paura delle conseguenze negative legate all’assunzione di cibo (es. soffocamento, vomito).

Diagnosi

L’ARFID si distingue da:

  • Altri disturbi dell’alimentazione perché la restrizione alimentare non è connessa a preoccupazioni relative a peso o immagine corporea
  • Altre patologie mentali o fisiche che possono provocare riduzione dell’apporto alimentare

Non si pone diagnosi di ARFID se il comportamento alimentare è determinato da disponibilità limitata di cibo o da norme sociali/religiose, mentre la diagnosi è valida in presenza di un’altra patologia mentale o fisica solo se il comportamento alimentare richiede un trattamento specifico.

Comorbilità

L’ARFID presenta frequentemente comorbilità con:

  • Disturbi d’ansia.
  • Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC).
  • Disturbi del neurosviluppo, come il Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) e il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD).

Aspetti Clinico-Nutrizionali

Le conseguenze possono includere:

  • Perdita di peso significativa o mancata crescita in età evolutiva.
  • Carenze nutrizionali gravi.
  • Dipendenza da alimentazione parenterale/enterale o supplementi nutrizionali.
  • Talvolta, aumento di peso legato a un’alimentazione squilibrata (es. consumo esclusivo di carboidrati).

Questo disturbo richiede un approccio integrato tra supporto psicologico e intervento nutrizionale per garantire il recupero delle funzionalità fisiche e sociali del paziente.

Disturbo da ruminazione (ripetuto rigurgito del cibo ingerito)

Il disturbo da ruminazione è una condizione in cui il soggetto tende a rigurgitare il cibo ingerito e successivamente può rimasticarlo, ringoiarlo o eliminarlo (sputandolo).

Perché si possa parlare di disturbo da ruminazione:

  • Il comportamento deve persistere per almeno un mese.
  • Non deve essere causato da una condizione gastrointestinale (es. reflusso gastroesofageo, stenosi del piloro, gastroparesi, ernia jatale) o da un’altra condizione medica generale.
  • Non deve manifestarsi esclusivamente durante altri disturbi alimentari (es. Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Binge Eating Disorder, o disturbo evitante/restrittivo), dove il rigurgito potrebbe essere un metodo per eliminare calorie.
  • Se è associato a un’altra patologia mentale (es. disabilità intellettiva), il comportamento deve essere talmente grave da richiedere un’attenzione clinica specifica.

La persona con disturbo da ruminazione presenta il comportamento quotidianamente, senza nausea, disgusto o conati di vomito. Il rigurgito ha spesso una funzione di autoconsolazione e autostimolazione.

In età infantile di solito compare tra i 3 e i 12 mesi, spesso si risolve spontaneamente, può causare un’incapacità di raggiungere gli aumenti di peso previsti, mentre la malnutrizione grave è rara. In adolescenti e adulti può manifestarsi in presenza di un altro disturbo mentale, possono verificarsi comportamenti di evitamento (es. non mangiare in pubblico o prima di eventi sociali), a volte il comportamento viene mascherato (es. tossendo o coprendosi la bocca con la mano).

Prima della classificazione nel DSM-5, il disturbo da ruminazione era considerato tra i disturbi della nutrizione dell’infanzia. Oggi è riconosciuto anche negli adolescenti e negli adulti, con un decorso episodico o continuativo.

Questo disturbo richiede un’attenta valutazione e un trattamento personalizzato per affrontarne le cause sottostanti e limitare le conseguenze sul benessere psicofisico.

Pica (persistente ingestione di sostanze non nutritive, non commestibili)

Termine derivato dal nome letterario della gazza che mangia indiscriminatamente tutto ciò che trova; è un disturbo prevalente nell’infanzia e in alcuni momenti della vita (ad esempio in gravidanza), caratterizzato da assunzione di sostanze senza contenuto alimentare, non commestibili (come carta, carbone, tessuti o cibi crudi che sarebbero commestibili solo se cotti), per almeno un mese, tale da giustificare attenzione clinica. Per fare diagnosi è richiesto che l’ingestione di sostanze non commestibili sia inappropriato rispetto allo stadio di sviluppo o a pratiche culturalmente o socialmente sancite.

Disturbi della nutrizione o dell’alimentazione con altra specificazione

Questi disturbi rappresentano una delle due diagnosi residuali previste nel DSM-5/DSM-5-TR. Includono i pazienti che presentano caratteristiche di un disturbo alimentare che causano un disagio clinicamente significativo o compromettono il funzionamento sociale, lavorativo o personale, ma non soddisfano pienamente i criteri diagnostici per un disturbo specifico.

In questi casi, il clinico specifica il motivo per cui i criteri diagnostici completi non vengono soddisfatti.

Tra le condizioni incluse in questa categoria troviamo:

  • Anoressia Nervosa Atipica: tutti i criteri diagnostici dell’Anoressia Nervosa sono soddisfatti, tranne il criterio del peso. Sebbene ci sia stata una perdita di peso significativa, il soggetto mantiene un peso nel range di normalità.
  • Bulimia Nervosa Sottosoglia: episodi di abbuffate e condotte di compenso che si verificano meno di una volta a settimana e/o per un periodo inferiore a tre mesi.
  • Disturbo da Binge-eating Sottosoglia: episodi di abbuffate con frequenza inferiore rispetto ai criteri diagnostici standard (meno di una volta a settimana e/o per un periodo inferiore a tre mesi).
  • Disturbo da Condotte di Eliminazione (Purging Disorder): presenza di condotte di eliminazione (vomito autoindotto, uso di lassativi, ecc.) utilizzate per controllare il peso o le forme corporee, ma in assenza di abbuffate.
  • Sindrome da Alimentazione Notturna (Night Eating Syndrome): episodi ricorrenti di alimentazione durante la notte, che si manifestano con risvegli seguiti dal consumo di cibo o con un eccessivo consumo di cibo dopo il pasto serale.

Recentemente, sia nella ricerca sia nella clinica, si è posta molta attenzione sull’Anoressia Nervosa Atipica. Questa condizione spesso non viene diagnosticata o considerata preoccupante, poiché il peso corporeo rientra ancora nella norma. Tuttavia, essa è associata a una notevole gravità psicopatologica, compromette gravemente la qualità della vita e può rappresentare la prima fase di un’Anoressia Nervosa grave.

Questa diagnosi sottolinea l’importanza di un’attenta valutazione clinica, anche nei casi in cui alcuni criteri standard non siano pienamente soddisfatti, per garantire un intervento tempestivo ed efficace.

Disturbi della nutrizione o dell’alimentazione senza specificazione

Questa categoria raccoglie i casi in cui una persona manifesta caratteristiche riconducibili a un disturbo dell’alimentazione. A differenza dei Disturbi della nutrizione o dell’alimentazione con altra specificazione qui il clinico non specifica il motivo per cui i criteri non sono pienamente soddisfatti. Questa situazione si verifica spesso in assenza di informazioni diagnostiche complete, come accade in pronto soccorso o durante indagini di screening preliminari.

Nella pratica clinica si incontrano persone con caratteristiche appartenenti all’ambito dei disturbi alimentari, ma non riconducibili alle diagnosi ufficialmente riconosciute. Un esempio significativo è l’Ortoressia Nervosa, caratterizzata da una preoccupazione ossessiva per il mangiare sano, finalizzata alla salvaguardia della salute fisica e non al desiderio di magrezza. Tale comportamento segue regole autoimposte, spesso prive di base scientifica, che possono compromettere gravemente la salute fisica, psicologica e la vita sociale. L’ortoressia, pur non riconosciuta ufficialmente come patologia, può avere conseguenze gravissime, fino al decesso, come dimostrano alcuni casi di bambini gravemente malnutriti a causa di diete estremamente rigide imposte dai genitori.

Sempre più pazienti presentano comportamenti alimentari e modalità di pensiero ortoressici, che possono:

  • Precedere lo sviluppo di un disturbo alimentare maggiore, come l’Anoressia Nervosa.
  • Essere una caratteristica di un DA.
  • Manifestarsi con tale intensità e pervasività da costituire una patologia autonoma.

Tutti i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DN&A) condividono un’alterazione persistente dei comportamenti alimentari che determina un impatto significativo sulla salute fisica e mentale e sul funzionamento sociale.

Nei DN&A caratterizzati da una valutazione eccessiva di cibo, peso e aspetto e dal bisogno di averne il controllo (come Anoressia e Bulimia Nervosa), l’elemento comune è un pensiero ossessivo verso questi temi che porta a comportamenti di restrizione alimentare persistenti, perseguiti con atteggiamento rigido e perfezionistico, secondo regole autoimposte, che possono essere seguiti, in caso di trasgressione, da:

  • Condotte impulsive e disregolate, come abbuffate oggettive (assunzione di grandi quantità di cibo in poco tempo), che lasciano un devastante senso di fallimento.
  • Comportamenti di compenso (attività fisica intensa, digiuni, vomito, abuso di lassativi/diuretici/clisteri), messi in atto con frequenza variabile per contrastare il senso di colpa.

Un altro aspetto centrale di queste patologie è l’utilizzo del cibo per regolare le emozioni:

  • La restrizione alimentare può essere usata per aumentare il senso di controllo e di autoefficacia.
  • Le abbuffate, invece, sono spesso un tentativo di ridurre l’attivazione emotiva o sedare emozioni intense.

Tuttavia, il sollievo immediato dato dall’abbuffata è seguito da un senso di fallimento e colpa, che alimenta un circolo vizioso di restrizione, abbuffate e condotte di compenso. Questo meccanismo di automantenimento rappresenta uno degli aspetti più pericolosi e debilitanti dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.

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1American Psychiatric Association. Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Arlington, VA: American Psychiatric Publishing; 2013.

2American Psychiatric Association (APA) (2022). Diagnostic and statistical manual of mental disorders, fifth edition, text revision (DSM-5-TR). American Psychiatric Association, Washington DC. Tr. it. G. Nicolò ed E. Pompili (a cura di) DSM-5-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Text Revision. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2023.

American Psychiatric Association (APA) (2023). The American Psychiatric Association practice guideline for the treatment of patients with eating disorders. American Psychiatric Pub, Washington DC.