Queste patologie hanno un’origine multifattoriale bio-psico-sociale che prevede che l’individuo con il suo patrimonio genetico diventi più o meno vulnerabile a questi disturbi in base agli eventi di vita che gli accadono e al contesto ambientale-sociale ed emozionale in cui si trova a vivere sviluppando capacità di resilienza diverse.
Perché è necessario un approccio multidisciplinare?
Essendo quindi patologie complesse che hanno ricadute sullo stato di salute fisica e psichica e sul funzionamento sociale necessitano un approccio multidisciplinare integrato che consiste nella collaborazione di esperti nella cura di queste patologie, appartenenti a diverse formazioni e specialità, che si occupino, ognuno per la sua competenza in integrazione con le competenze degli altri, di affrontare i DN&A.
Negli ultimi anni sono state prodotte numerose linee guida per il trattamento dei disturbi dell’alimentazione sia a livello nazionale (Ministero Salute 2017) sia internazionale e tutte sostengono la necessità di trattare queste patologie con un approccio multidisciplinare. Questa modalità di intervento, infatti, rispecchia la complessità della patogenesi, non ancora completamente nota, e della presentazione clinica che coinvolge aspetti psicologici, medici (internistici-nutrizionali-psichiatrici) e socioculturali e soddisfa la necessità di affrontare contemporaneamente i fattori biologici, psicologici, comportamentali e sociali.
Dalla Diagnosi al Trattamento: L’Importanza della Continuità delle Cure
Il trattamento di queste patologie dovrebbe poi essere inteso non solo in un contesto interdisciplinare multi-professionale, ma anche secondo un’ottica di continuità delle cure che prevede step successivi a partire dal trattamento ambulatoriale, contesto d’elezione per la maggior parte dei pazienti, per poi proseguire con interventi di maggior intensità di cura e impatto economico sociale che vanno dal day-hospital al ricovero riabilitativo, fino all’ospedalizzazione in ambiente medico-internistico o psichiatrico per gestire le emergenze/urgenze (Ministero della Salute 2017, APA 2023).
Ogni paziente avrà il suo specifico e unico percorso di cura che potrà prevedere alcuni setting terapeutici e non altri, ma gli specialisti in questo ambito devono concorrere a evitare la tendenza alla cronicizzazione tipica di queste patologie.
Il minimo dell’approccio multidisciplinare può essere rappresentato da un team costituito da uno psicologo-psicoterapeuta con formazione specifica nei DA e un medico di medicina generale, mentre nei casi più complessi sarà necessario un team multidisciplinare costituito da specialisti esperti nei DN&A come medico internista o pediatra, medico psichiatra e medico nutrizionista, psicologo-psicoterapeuta, dietista, infermiera, terapista che si occupa dell’attività fisica, terapeuta occupazionale, assistente sociale e terapeuta familiare.
Diagnosi Multidimensionale: Un Passo Cruciale
La prima fase di ogni trattamento è la diagnosi che necessita nel caso dei DN&A una valutazione multidisciplinare in cui si devono acquisire elementi relativi alle condizioni organiche (dei diversi apparati attraverso l’anamnesi, l’esame obiettivo, gli esami ematochimici e strumentali), alle caratteristiche comportamentali specifiche e generali (presenza di iperattività, condotte di eliminazione, rituali legati a cibo/peso/aspetto e ad altri ambiti, consumo di liquidi, uso/abuso di sostanze/alcol/farmaci), alle caratteristiche psicopatologiche specifiche del disturbo e a quelle connesse alle comorbilità psichiatriche (desiderio di magrezza, ruminazioni ossessive relativamente a calorie/cibo/movimento/altro, rigidità di pensiero, perfezionismo, disregolazione emotiva; presenza di depressione, ansia, disturbi di personalità).
Conclusioni: La Strada Verso il Recupero
Per questo, come per il trattamento, anche nella diagnosi/valutazione dei Disturbi Alimentari è opportuno avvalersi di un’équipe multidisciplinare in cui siano presenti diverse figure professionali (medico psichiatra o neuropsichiatra infantile, medico internista e medico nutrizionista, dietista, psicologo-psicoterapeuta) che possano, ognuno con le proprie competenze e specificità, offrire osservazioni utili a formulare la diagnosi e quindi stabilire il livello di intensità di cura necessario, come pure concorrere a comprendere il significato o la funzione del DA nella vita del soggetto.