Le cause dei Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione non sono completamente note, infatti sono malattie complesse che si sviluppano grazie all’interazione di diversi fattori che riguardano l’individuo, il contesto famigliare e quello socio-culturale. Si ritiene pertanto che abbiano un’origine multifattoriale e l’ottica bio-psico-sociale sembra al momento quella più adeguata a interpretare questi disturbi che sarebbero dovuti alla complessa interazione di predisposizione biologica, fattori ambientali e socioculturali, influenze neurobiologiche e fattori psicologici.
Fattori predisponenti nei disturbi alimentari: dal contesto familiare ai tratti individuali
Ci sarebbero pertanto dei fattori predisponenti che mettono la persona maggiormente a rischio di sviluppare un DN&A, dei fattori che fanno precipitare la situazione e portano allo sviluppo della patologia, e poi fattori che innescano un meccanismo di automantenimento del disturbo e che fanno sì che persista nel tempo e spesso tenda a durare a lungo o a ripresentarsi nel corso della vita.
L’individuazione dei fattori di rischio per lo sviluppo e il mantenimento dei DN&A è reso difficile dal fatto che i fattori ambientali sembrano essere piuttosto aspecifici, cioè influenzerebbero l’insorgenza in generale delle patologie psichiatriche non solo dei DN&A; inoltre il modo in cui si manifestano questi disturbi è molto eterogeneo e frequentemente si riscontrano insieme ad altre patologie psichiatriche (depressione, ansia, disturbo ossessivo-compulsivo) e con sentimenti di inefficienza e sensibilità interpersonale che paiono anche più importanti dei comportamenti o delle caratteristiche psicologiche specifiche.
I principali fattori di rischio finora riconosciuti dalla comunità scientifica sono:
- lo stare a dieta
- l’insoddisfazione corporea
- una familiarità per DN&A e patologie psichiatriche in generale
- storia personale di disturbi d’ansia, inflessibilità comportamentale e aspetti socio-culturali come lo stigma relativo al peso
- l’essere bullizzati o derisi
- avere una rete sociale limitata (Tan et al. 2023);
- particolare importanza hanno assunto negli ultimi anni anche la presenza di eventi traumatici precoci (nei primi anni di vita e anche prima del parto)
- di eventi stressanti (Solmi et al. 2021).
Il grafico che segue (seppure inizialmente pensato solo per l’AN, ma applicabile con alcune variazioni a tutti i DN&A) sintetizza come l’interazione fra fattori predisponenti (individuali, familiari e socioculturali) predisponga le persone a sviluppare una notevole insoddisfazione verso se stessi che si focalizza nel tempo sul corpo e l’aspetto fisico. Il senso di inadeguatezza e di insoddisfazione inizialmente può venire gestito cercando di eccellere in un ambito di vita come la scuola, lo sport, il lavoro. Tuttavia un aumento delle richieste dall’ambiente (ad es. il passaggio dalle elementari alle medie o dalle medie alle superiori o dalle superiori all’università; il cambio di mansione al lavoro; un problema familiare come la separazione dei genitori o il trasferimento da un domicilio a un altro o il lutto di una persona cara) o un evento che è vissuto come un fallimento o una perdita di controllo sulla propria vita (ad es. avere debiti scolastici, infortunarsi e quindi non poter più praticare lo sport amato oppure la rottura di una relazione affettiva) portano la persona a cercare nella “dieta” ovvero nel controllare l’alimentazione e il peso un modo per sentirsi efficaci, di aumentare la propria autostima e il senso di autocontrollo.
Spesso le persone iniziano in modo blando a controllare cibo/peso/aspetto/attività fisica ma il controllo diviene sempre più intenso e l’ossessività e la rigidità con cui devono mangiare o fare attività fisica prende il sopravvento e occupa sempre più la loro vita. Si innescano allora dei meccanismi biologici (es. alterazione del senso di fame/sazietà, modificazioni del funzionamento dell’organismo) e psicologici (es. maggiore rigidità di pensiero e focalizzazione su cibo/peso/aspetto, maggiore insoddisfazione) tali per cui la persona non riesce più a modificare il proprio comportamento e il proprio modo di pensare e l’approvazione o la preoccupazione degli altri per la perdita di peso spesso tendono a rinforzare la patologia.
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Possiamo riassumere i fattori predisponenti come segue:
Fattori individuali
- giovane età (adolescenza momento di rottura, passaggio dalla dipendenza all’autonomia)
- difficoltà nella gestione emotiva
- sesso femminile
- immagine di sé legata a tratti fisici e attribuzione di valore in base a essi
- preoccupazione estrema per il peso e le forme corporee
- bassa autostima
- estrema dipendenza dal giudizio altrui e bisogno di conferme esterne
- insicurezza
- perfezionismo,
- rigidità di pensiero,
- pensiero “tutto o nulla”
- attenzione al particolare trascurando il generale
- impulsività, disregolazione emotiva
Fattori familiari
- Difficoltà comunicative e relazionali
- atteggiamento critico a priori da parte dei familiari
- alte aspettative sulle prestazioni (scolastiche, lavorative, sportive, relazionali)
- comunicazione ambivalente, triangolarizzata, giudicante
- frequenti litigi
- regole molto rigide o assenza di regole
- Caratteristiche dei familiari
- familiari affetti o con storia di obesità o DN&A
- attenzione esagerata all’alimentazione o comportamenti alimentari disturbati
- familiari affetti o con pregressa patologia psichiatrica (depressione, ansia)
- familiari affetti o con storia di alcolismo e/o abuso di sostanze
Fattori socioculturali
- Pressione sociale verso la magrezza e la perfezione in generale
- Mitizzazione dell’ideale estetico “magro”
- Attribuzione di valore al concetto di magrezza
- Pregiudizi nei confronti dell’obesità
- Alte aspettative prestazionali
- Utilizzo dei social-media
I fattori scatenanti o precipitanti possono essere rappresentati da:
- Situazioni che alterano l’equilibrio dell’individuo o che aumentano le richieste da parte dell’ambiente
- periodi di transizione (passaggio a livello scolastico superiore; cambio di mansione/responsabilità lavorativa; trasferimenti o traslochi)
- cambiamenti familiari (lutti, separazione/divorzio dei genitori; cambio di lavoro o di orari di lavoro dei genitori; fratello che si trasferisce per motivi di studio)
- Situazioni vissute come un fallimento o una perdita di controllo
- fallimenti scolastici o lavorativi o sportivi o relazionali
- malattie o infortuni che impediscono l’attività scolastica/lavorativa/sportiva
- Mettersi a dieta per perdere peso
Alcuni fattori di mantenimento dei DN&A possono essere:
- Rinforzi positivi (situazioni che fanno percepire il disturbo dell’alimentazione come vantaggioso):
- aumento del senso di controllo e di superiorità dell’individuo;
- commenti positivi degli altri riguardo la perdita di peso o il comportamento alimentare o l’attività fisica;
- aumento dell’attenzione ricevuta da parte dei familiari o degli altri in generale
- Rinforzi negativi: il disturbo alimentare consente di evitare situazioni ritenute stressanti o di attribuire il fallimento al disturbo stesso e non a se stessi
- Restrizione alimentare: innesca risposte biologiche e psicologiche che automantengono il disturbo alimentare
- Disregolazione emotiva/intolleranza alle emozioni: il comportamento alimentare disturbato funge da regolatore emotivo sedando le emozioni o non facendole percepire
- Schema di autovalutazione disfunzionale basato su peso/aspetto/cibo e loro controllo
Il modello transdiagnostico: perché i disturbi alimentari persistono
Lo schema seguente cerca di spiegare come i DN&A in generale si auto-mantengono e pertanto viene definito modello transdiagnostico (ovvero che va oltre la singola diagnosi ma prende in considerazione tutti i disturbi dell’alimentazione).
Questo modello considera come nucleo centrale comune a tutte queste patologie uno schema di autovalutazione disfunzionale basato su peso/forma corporea e loro controllo che porterebbe poi le persone a restringere l’alimentazione in modo ferreo utilizzando anche altri comportamenti come l’attività fisica estrema per controllare il peso. In soggetti geneticamente predisposti la restrizione alimentare si automanterrebbe grazie all’innesco dei cosiddetti “sintomi da malnutrizione”, cambiamenti fisici e psicologici che portano il soggetto a perseverare nella restrizione alimentare. Altre persone invece, in seguito alla restrizione alimentare, inizierebbero ad avere episodi di perdita di controllo sul cibo (abbuffate) che provocherebbero estremo disagio psico-fisico tale da indurre a comportamenti di compenso (come vomito autoindotto, digiuno, attività fisica estrema, abuso di lassativi e/o diuretici) per cercare di annullare l’effetto delle abbuffate sul peso. Purtroppo si innescherebbe invece un circolo vizioso abbuffata-comportamenti di compenso-abbuffata difficile da rompere.
Secondo questo modello al nucleo centrale, comune a tutte le persone che soffrono di queste patologie, si assocerebbero caratteristiche individuali (bassa autostima, perfezionismo grave, intolleranza alle emozioni) che favorirebbero l’automantenimento della patologia e complicherebbero la cura e il suo esito.
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Fairburn et al., 2002
I DN&A si manterrebbero anche per meccanismi interpersonali rappresentati dalla importante ricaduta emotiva che questi disturbi hanno sui familiari e sulle persone vicine a chi ne soffre. Questi infatti sono estremamenti preoccupati e stressati dai sintomi del DN&A e reagiscono in modo spesso inadeguato criticando o colpevolizzando oppure rassegnandosi o addirittura favorendo il comportamento malato (es. comperamdo il cibo per permettere l’abbuffata, andando a fare attività fisica con la persona malata).
Risulta pertanto importante sia aiutare i familiari a capire il DN&A, ma anche a non reagire con modalità che invece di favorirne la risoluzione possono contribuire al suo mantenimento.